Come combattere la denutrizione infantile?

Affinché ad ogni bambino sia permesso il pieno raggiungimento del proprio potenziale fisico e psichico, è necessario intervenire con programmi nutrizionali specifici nei momenti chiave della loro crescita.

Ecco come:

  • Migliorando l’alimentazione della madre e del bambino durante i 1000 giorni tra il concepimento e il secondo anno di vita del bambino: dopo i due anni di età, gli effetti della denutrizione sono in gran parte irreversibili.
  • Combattendo malnutrizione e fame acute nei bambini vittime di conflitto, shock o emergenze dopo i due anni di età, o in quelli che non sono stati raggiunti dagli interventi nutrizionali preventivi, attraverso interventi mirati indirizzati al recupero e alla cura.
  • Attraverso investimenti governativi che promuovano un corretto allattamento al seno, pratiche di integrazione alimentare e somministrazione di micronutrienti supplementari (supplementi di vitamina A, zinco terapeutico, etc.), e l’uso di sale iodato.
  • Attraverso programmi di vaccinazione dei bambini e la promozione di pratiche igieniche ottimali.
  • Attraverso l’istruzione dei genitori riguardo l’alimentazione e le cure appropriate dei bambini esposti all’HIV e all’AIDS.
  • Attraverso un approccio multisettoriale che prenda in considerazione le cause ambientali e sociali della cattiva alimentazione infantile: povertà, insicurezza alimentare, basso status delle donne e mancanza di accesso a acqua, igiene, istruzione e servizi sanitari.
  • Attraverso programmi che promuovano la produzione e il consumo familiari di frutta, verdure e cibi di origine animale.

bb

Photo: Michele Gerthoux per Cesvi

Per approfondire il legame tra fame e discriminazione di genere, si veda l’ Indice Globale della Fame 2010 e la scheda La Denutrizione infantile