COP21: Conferenza di Pace

Due temibili piaghe come la guerra e le carestie procedono spesso di pari passo“. Si apre così il terzo capitolo dell’Indice Globale della Fame 2015, curato da Alex De Waal, Direttore Esecutivo del World Peace Foundation. Questa considerazione è quanto mai attuale oggi, mentre i rappresentanti di 196 Paesi sono riuniti a Parigi per portare avanti i negoziati per contenere l’innalzamento delle temperature globali che avrebbero altresì conseguenze ambientali catastrofiche.

Conflitti e accesso alle risorse agroalimentari sono legate da reciproca causalità: se è vero che i conflitti possono impedire l’accesso alle risorse, è anche vero che queste sono spesso una causa scatenante di conflitti ed instabilità politica. Basti pensare alla siccità che ha colpito la Siria dal 2006 al 2010, che ha portato ad una migrazione della popolazione contadina più povera verso le aree urbane che, ignorate dal governo di Bashar Al Assad, sono diventate poi il cuore della guerra civile.

A causa dell’aumento le temperature dovuto ad un’alta concentrazione di gas serra in atmosfera, aumentano i fenomeni atmosferici estremi come tempeste ed inondazioni; aumenta lo scioglimento dei ghiacciai e delle calotte polari che alza il livello dei mari che va così a coprire la superficie emersa abitabile; diminuiscono le precipitazioni  e si acidificano gli oceani, con conseguente perdita di risorse idriche, agricole e ittiche e aumento delle persone che soffrono la fame e che dovranno migrare per trovare condizioni di vita più favorevoli o, semplicemente, per sopravvivere. In questo modo, si accorcerà la miccia che scatenerà una guerra civile in quei paesi già politicamente instabili, o in cui l’accesso alle risorse è già compromesso.

catenacc

 

Scrive Michael Klare in un articolo su The Nation, ripreso poi da Internazionale, che “il cambiamento climatico comporterà il degrado o la totale distruzione di molti sistemi naturali, spesso già indeboliti, sui quali gli esseri umani contano per sopravvivere. (…) Gli stati con istituzioni deboli saranno sottoposti a enormi pressioni per far fronte al cambiamento climatico e aiutare coloro che hanno un disperato bisogno di cibo e di riparo. Le maggiori incertezze sul futuro potrebbero coincidere con una minore capacità degli stati di introdurre contromisure adeguate, e questo farà aumentare le probabilità di conflitti armati”. Per questo, conclude il professor Klare “il modo migliore per evitare futuri conflitti legati al cambiamento climatico è rallentare il ritmo del riscaldamento globale. Ogni frazione di grado in meno che si otterrà a Parigi e nei prossimi vertici significherà meno sangue versato nelle future guerre per le risorse. È per questo che il vertice di Parigi dovrebbe essere considerato prima di tutto come una conferenza di pace“.

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