Energia

I prezzi mondiali dell’energia sono aumentati in modo significativo negli ultimi anni e si prevede che continuino a crescere, anche se più lentamente. La crescita dei prezzi dell’energia colpisce l’agricoltura in vari modi. Il costo dell’energia incide sui prezzi dei fattori di produzione, dell’acqua, del trasporto e della vendita, e questi si ripercuotono a loro volta sulla produzione agricola, sui prezzi alimentari e sull’uso dell’acqua. Allo stesso tempo, un incremento dei prezzi dell’energia rende più vantaggiose le fonti di energia alternative come i biocarburanti.

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Dal Sahel al Corno d’Africa, dal Medio Oriente al Sud Est Asiatico, passando per le grandi catene montuose asiatiche, la costruzione di sbarramenti per la produzione di energia lungo i principali fiumi e il più intensivo sfruttamento dell’irrigazione innescano conflitti per l’acqua.

Ad oggi i biocarburanti non sono ancora economicamente sostenibili, pertanto le politiche sui biocarburanti prevedono in genere importanti sgravi fiscali per le raffinerie di biocarburanti e sussidi per le materie prime. Questo ha incentivato gli investimenti su vasta scala nei biocarburanti e ha portato a un’espansione delle aree dedicate alla coltivazione di piante per produrre i biocarburanti, aumentando di conseguenza lo sfruttamento dei terreni agricoli e dell’acqua. Stiamo parlando principalmente dei biocarburanti di prima generazione, che sono cioè quelli prodotti con materie prime alimentari (invece i carburanti di seconda generazione sono prodotti con i rifiuti e sono quindi meno impattanti sull’agricoltura alimentare).

A prima vista, i biocarburanti sembrerebbero, in quanto fonte di energia “pulita”, una valida alternativa al petrolio. In realtà, la produzione di biocarburanti nasconde molte insidie.

  • La deforestazione: per far spazio alla produzione di biocarburanti, molte foreste vengono rase al suolo, eliminando  di conseguenza i polmoni verdi responsabili della trasformazione della CO2 in ossigeno.
  • La competizione tra coltivazione a fini alimentari e a fini energetici, che riguarda sia lo spazio fisico sia gli investimenti che vengono dirottati sulla produzione energetica invece che sul sostegno e sugli investimenti economici per produrre alimenti accessibili alle popolazioni più povere.
  • Il ruolo delle grandi industrie agricole che possiedono i mezzi economici e tecnologici per essere competitive nel campo della produzione energetica. I piccoli agricoltori dei Paesi in via di sviluppo, oltre ad essere tagliati fuori dalla produzione, si vedono sottrarre la terra, perché in questi Paesi la scarsa regolamentazione dei diritti di proprietà permette alle grandi compagnie internazionali di affittare o comprare terre a scapito dei diritti dei piccoli agricoltori.

In questo modo, la produzione di biocarburanti infrange direttamente e indirettamente il diritto al cibo universale, contribuendo allo stesso tempo all’aumento dei prezzi alimentari, in un circolo vizioso in cui sono sempre i più poveri a farne le spese.

Per risolvere questa situazione, è necessario che i governi si adoperino per combinare lo sviluppo sociale ed economico con gli obiettivi di protezione ambientale e promuovano l’uso di biocarburanti di seconda generazione.