Il land grabbing

Una grave conseguenza della scarsità e del degrado dei terreni agricoli è il crescente numero di acquisizioni che permettono ai Paesi poveri di terra o di risorse di accedere ai terreni agricoli dei Paesi ricchi di terra, principalmente in Asia e Africa subsahariana, dove gli affitti dei terreni agricoli sono più bassi e i sistemi di regolamentazione più deboli. E’ il fenomeno del land grabbing, termine ufficializzato nel 2011 dalla International Land Coalition. L’istituto ricorda che in dieci anni 203 milioni di ettari sono stati acquistati (ceduti) o affittati fino a 99 anni, specie in Africa: una superficie pari a sette volte quella dell’Italia, oltre venti volte quella delle nostre terre coltivabili, più o meno le dimensioni dell’Europa nord-occidentale.

La terra fertile è diventata così preziosa che è in atto una vera e propria corsa alla terra, come quella che nel 1800 ha scacciato i pellerossa dall’America nord-occidentale. Oggi l’accaparramento è guidato da società internazionali che per pochi soldi si garantiscono per decine di anni il controllo di vaste aree, favorite dalla mancanza di un catasto che garantisca il diritto di proprietà a coloro che da generazioni coltivano la terra.

L’Indice Globale della Fame 2012 indica che i Paesi maggiormente interessati dal land grabbing sono quelli in cui l’Indice della Fame è peggiore; i piccoli agricoltori diventano braccianti nelle piantagioni o sono costretti a migrare verso le città.

I governi nazionali favoriscono il land grabbing nella speranza di ottenere opportunità di sviluppo, anche se le promesse di miglioramenti sociali non sono sempre mantenute.

lg

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